15 uomini e una cassa di rum… per salvare il Wi-Max

Scusate titolo delirante ma è per una buona causa 🙂

Vogli appoggiare il partito dei pirati nel tentativo di impedire che quanto è successo con l’umts si ripeta con il wimax quindi mi aggiungo al googleboombing.

Probabilmente non serivra a nulla ma tentar non nuoce.

Vediamo devo scrivere qualcosa sul wimax ma non ho tempo….emmm….emmmm, ok cito wikipedia 🙂

Situazione del Wi-Max in italia

Anche in Italia è partita la sperimentazione di WiMax ma i tempi necessari per vedere le prime offerte, sono ancora un’incognita. Non si sa nemmeno, con precisione, quando saranno disponibili le frequenze adatte (3,4 GHz – 3,6 GHz), a livello nazionale. E’ del 5 dicembre 2006 la notizia che il Ministero della Difesa ha avviato un tavolo di lavoro con il Ministero delle Comunicazioni per il progressivo spostamento in frequenza dei propri radar e sistemi di telecomunicazioni dalla banda 3,5 GHz, richiesta per lo sviluppo sul territorio dei servizi supportati dalla tecnologia WI-MAX. [3]. E’ ancora da verificare quale sia, nella pratica, l’efficienza del WiMax quando utente e antenna non sono in linea di vista, ma anche quanti utenti potranno essere messi in una cella e se ci sia interoperabilità tra gli apparati di diversi fornitori.

Oltre ad Arezzo, partita nel novembre 2005, dove Eutelia ha attivato oltre 100 clienti sperimentali in LOS, si contano circa una cinquatina di sperimentazioni sparse sul territorio nazionale. La prima è partita a Cassina de’ Pecchi, dove la Siemens ha i propri laboratori nazionali. Secondo l’azienda, sarebbero già riusciti a dare connettività WiMax a tutti gli uffici di Milano, ma naturalmente sarà necessaria una verifica indipendente, dato che la dichiarazione si basa su esperimenti condotti proprio dalla Siemens.

Più estese invece quelle in Valle d’Aosta: Fastweb, Siemens e Rai stanno sperimentando in località montane, a Champolouc e dintorni. L’obiettivo è dare accesso a banda larga a case e alberghi di zone turistiche come Val d’Ayas. Già a dicembre 2005 partiranno i primi servizi VoIP e accesso a Internet per qualche decina di utenti selezionati. L’infrastruttura è costata appena qualche centinaia di migliaia di euro a Fastweb e Siemens, segno di quanto economico sia sviluppare reti WiMax. Secondo Siemens Italia, occorrono soltanto 400 milioni di euro per coprire l’Italia con il WiMax e risolvere il digital divide, grazie a 3.500 antenne.

Luglio 2006: Il presidente dell’Authority nel corso della relazione sull’attività svolta nel corso del 2005, ha denunciato un ritardo «inaccettabile» sulle frequenze. «È inaccettabile – ha accusato Calabrò – il ritardo nella diffusione della tecnologia radio di accesso denominato Wi-Max, dipendente dal continuo differimento nella messa a disposizione della relativa banda di frequenza da parte dell’attuale detentore». Il principale accusato è il ministero della Difesa, che utilizza attualmente le frequenze destinate al Wi-Max. Il discorso prosegue in questo modo: «Auspichiamo che il Governo assecondando l’impegno del ministro Gentiloni sblocchi finalmente la situazione, consentendo l’assegnazione delle frequenze». Anche se «è necessario un ripensamento generale e profondo della politica di ripartizione dello spettro fra gli utilizzatori, prevedendo una liberalizzazione dell’ uso delle frequenze radio; il che tra l’altro comporterebbe un apprezzabile introito per lo Stato».

Dicembre 2006: Il ministero della difesa e delle comunicazioni hanno raggiunto un accordo per sfruttare le frequenze 3,4-3,6 GHz. Entro il giugno 2007 verranno rese disponibili le prime licenze.

Questa la posizione del partito dei pirati.

Tag: